Dottorandi XLI ciclo

Alice Andreea Asztalos

Titolo della ricerca: Il Rebis: analisi dell'ermafrodito alchemico rinasciementale e la sua ricezione nelle correnti ermetiche italiane otto-novecentesche.

Sul finire del Medioevo fa la sua comparsa negli opus alchemici la figura del Rebis, rappresentata iconograficamente come ermafrodito o androgino alchemico, raggiungendo la sua acme durante l'epoca della Rinascenza. Nonostante la sua rilevanza simbolica, il Rebis manca di uno studio ampio e mirato nell’ambito degli studi sull’alchimia. Per colmare questa lacuna, il presente lavoro intende anzitutto avvalersi delle opere alchemiche contenute nella Collezione Fondo Caprara conservata presso la Biblioteca Universitaria di Bologna (BUB), analizzando le divergenti illustrazioni iconografiche del Rebis ivi contenute. Lo studio si propone poi di indagare la ricezione della figura dell'ermafrodito alchemico nelle correnti ermetiche italiane otto-novecentesche, esaminandone l'interpretazione proto-scientifica e, dunque, anagogica ed ermetica. In parallelo, verrà ovviamente affiancato lo studio dell'interpretazione ermetica dell’ars alchemica intesa dagli ermetisti italiani otto-novecenteschi come arte sacra squisitamente iniziatica, ovvero come un processo di trasformazione e di perfezionamento interiore dell’individuo che ha il suo fine nel raggiungimento dello statuto ontologico-metafisico rappresentato ed incarnato dal Rebis.

Nicolò Benassi

Titolo della ricerca: Companionship: avatar e nuovi soggetti

Questo progetto di ricerca indaga le forme contemporanee di interazione tra esseri umani e sistemi di intelligenza artificiale, con oggetto di studio le relazioni instaurate con avatar e chatbot basati su modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM). L’intelligenza artificiale generativa viene qui concepita come un’entità relazionale capace di istanze enunciative, piuttosto che come un semplice strumento di simulazione o ripetizione. Il quadro teorico si fonda sulla semiotica, sulla filosofia del linguaggio e su un approccio ispirato all’Actor-Network Theory, che consente di analizzare l’azione come il risultato di concatenamenti tra attori umani e non umani.

Il fenomeno dell’AI companionship viene assunto come un osservatorio per un’analisi semiotica dei nuovi effetti di senso generati dall’interazione con entità capaci di impiegare efficacemente il linguaggio umano e di instaurare con gli utenti rapporti di tipo emotivo. La domanda di ricerca centrale riguarda il modo in cui le soggettività degli attori coinvolti emergono nelle interazioni, e quali nuovi effetti di senso sono introdotti.

Dal punto di vista metodologico, la ricerca adotta un approccio integrato qualitativo e quantitativo, combinando un’analisi semiotico-linguistica delle configurazioni discorsive all’interno delle community di riferimento e un’etnografia sulle pratiche narrative e affettive tra utenti e avatar. Vengono ricercati stereotipi e pattern ricorrenti nell’interazione, mettendo in luce le modalità attraverso cui tali pratiche vengono integrate nelle esperienze quotidiane.

Nel complesso, il progetto mira a contribuire a una comprensione dell’intelligenza artificiale che superi modelli antropocentrici di soggettività, ponendo l’accento sull’emersione di nuove configurazioni relazionali nel rapporto tra esseri umani e IA. Un’attenzione specifica sarà inoltre rivolta alle implicazioni critiche di tali pratiche, in particolare ai rischi connessi a forme di intenso coinvolgimento emotivo e potenziale dipendenza.

Luigi Casolino

Titolo della ricerca: Dialettica della ripetizione. Immagini sonore della de-soggettivazione in una prospettiva teorico-critica.

Il presente progetto di ricerca intende ricomporre l’immagine filosofica della musica che emerge dalla lettura trasversale delle opere di Walter Benjamin e Theodor W. Adorno. Cercando in primis di delineare gli antecedenti teorici che accomunano il pensiero giovanile dei due autori – tra neokantismo, Gestaltpsychologie, messianismo ebraico e influenze estetico-musicali –, si propone un’analisi delle loro successive riflessioni sul linguaggio, partendo dal concetto di ripetizione. Coagulato in forme sonore, quest’ultimo diviene catalizzatore per l’emersione di risvolti che dall’estetico si diramano verso il sociologico e lo storico. Il concetto di dialektisches Bild, che per Benjamin rappresenta l’arresto statico e utopico della ripetitività del sogno nella storia, ma che per Adorno implica invece l’oscillazione permanente tra nuovo e arcaico, deve essere riconsiderato sotto la lente dell’elemento sonoro e musicale, teoreticamente fondante. Si vogliono dunque riportare alla luce alcuni aspetti delle estetiche del suono dei due autori, quasi totalmente ignorati nel caso di Benjamin, o mai correttamente recepiti, nel caso di Adorno, tracciando una cartografia terminologica sulla base del loro pensiero frammentario. Si prendono in esame le interpretazioni inerenti al lungo XIX secolo – il secolo di Beethoven e dei passages – in quanto crocevia storico fondamentale, che sorge dal secolo del Trauerspiel e tramonta nelle avanguardie del Novecento e nella più attuale contemporaneità. L’esito di tale confronto porta a evidenziare tanto il medesimo terreno da cui i due pensieri traggono il loro sviluppo quanto le loro contraddizioni.

Antonio Matacena

Titolo della ricerca: Le narrazioni con cui viviamo. Un’indagine fenomenologica su mente, significato e realtà

Il progetto di ricerca indaga il ruolo della narrazione come pratica estetica incarnata di costruzione del senso, mostrando come la narratività operi come uno schema attraverso cui esperienza, azione e significato vengono articolati e condivisi. Muovendo oltre concezioni che riducono la narrazione a una forma linguistica o rappresentazionale, la ricerca considera le pratiche narrative come situate, espressive e partecipative, radicate nell’interazione corporea con il mondo.

Avvalendosi di strumenti dell’estetica contemporanea, della fenomenologia e degli approcci enattivisti alla cognizione, il progetto sostiene che le narrazioni funzionino come dispositivi di scaffolding per il sense-making individuale e collettivo, contribuendo alla costituzione della soggettività lungo le dimensioni dell’io, del tu e del noi. In questa prospettiva, la narrazione non è un mero veicolo di significati preesistenti, ma una pratica costituente che configura orizzonti di senso, orientando percezione, desiderio, valutazione e azione.

Un’attenzione particolare è rivolta alla dimensione estetica e politica della narrazione, intesa come elemento centrale nella formazione di immaginari condivisi, norme sociali e identità collettive. Analizzando le pratiche narrative come attività di disvelamento e configurazione del mondo, la ricerca mira a chiarire il ruolo della narratività nella costituzione della realtà sociale, affrontando al contempo i limiti del narrativismo forte e il rapporto con l’esperienza pre-riflessiva.

Nel complesso, il progetto propone una concezione della narrazione come pratica incarnata, relazionale e normativa, al cuore dei processi umani di costruzione del senso.

Elena Melli

Titolo della ricerca: Amalia Holst e la ridefinizione della pedagogia femminista nell’Illuminismo tedesco

Il progetto di ricerca ha lo scopo di studiare Amalia Holst (1758–1829), una pensatrice tedesca a cavallo tra illuminismo e romanticismo e di tradurre la sua opera principale Über die Bestimmung des Weibes zur höheren Geistesbildung (1802) (Sulla destinazione della donna per una formazione superiore), uno dei primi manifesti filosofici per l’educazione femminile pubblicati, sotto il nome di una donna, in Germania. Per esplicitare il punto di vista originale di Amalia Holst, nella sua ridefinizione della maternità come argomento a favore per una formazione superiore delle donne (Geistesbildung), cercherò di ricostruire il contesto storico-filosofico illuminista tedesco. Operando, inoltre, un confronto con la contemporanea Mary Wollstonecraft, rispetto alla quale Holst adotta un approccio più moderato e conservatore, mostrerò il tentativo di Holst di trasformare i ruoli tradizionali delle donne (moglie, madre, donna di casa) in argomenti a favore di una formazione intellettuale superiore, dimostrando come l’educazione delle madri sia essenziale per la realizzazione del progetto illuminista di una società fondata sulla virtù e sulla cittadinanza. Il progetto indagherà la critica "interna" all’Illuminismo, grazie alla quale Holst smaschera il carattere “genderizzato” di concetti chiave come Bildung (formazione) e Bestimmung (destinazione), mostrando come siano stati usati per giustificare l’esclusione delle donne dalla sfera intellettuale. Contestando le teorie di Rousseau e dei Filantropisti, ella sostiene che l’educazione superiore non sia in contraddizione con la “destinazione naturale” delle donne, ma ne sia il presupposto per adempiere ai loro doveri sociali. L’obiettivo del progetto è mostrare come Holst, pur operando in un contesto più conservatore rispetto a quello inglese, abbia offerto una prospettiva originale sul rapporto tra uguaglianza e differenza di genere, contribuendo così a ricostruire una storia del pensiero femminile che offra una lettura critica delle contraddizioni dell’Illuminismo e del suo lascito per le teorie femministe moderne.

Anna Pasini

Titolo ricerca: Bilanciare aspettative e realtà: come lo stile decisionale influenza il libero arbitrio

La capacità di prendere decisioni volontarie è al centro dell’esperienza umana di libero arbitrio. Tradizionalmente indagato in ambito filosofico, il tema è entrato nel dibattito neuroscientifico a partire dagli studi di Libet, che hanno mostrato come alcune attività cerebrali precedano la consapevolezza dell’intenzione di agire. Questi risultati hanno alimentato l’idea che il libero arbitrio possa essere un’illusione, ma tale interpretazione è stata progressivamente messa in discussione. In particolare, studi più recenti hanno evidenziato una distinzione cruciale tra decisioni arbitrarie, prive di scopo e conseguenze, e decisioni deliberate, guidate da ragioni e obiettivi, mostrando che i correlati neurali dell’azione differiscono in funzione del tipo di scelta. Parallelamente, i modelli di predictive coding descrivono il processo decisionale come il risultato dell’integrazione tra conoscenze pregresse ed evidenza sensoriale, suggerendo l’esistenza di diversi stili decisionali lungo un continuum che caratterizza sia la popolazione generale sia quella clinica. Questo progetto di dottorato si propone di indagare il libero arbitrio nel contesto del processo decisionale percettivo, esaminando come il bilanciamento tra aspettative ed evidenza sensoriale influenzi l’emergere della volizione e la percezione di controllo sull’azione. L’obiettivo principale è chiarire se e in che modo diversi stili decisionali modifichino il momento in cui l’intenzione diventa consapevole e la sua relazione con l’azione eseguita. Integrando misure comportamentali, elettrofisiologiche e interventi di neuromodulazione non invasiva, il progetto mira a collegare l’esperienza soggettiva del libero arbitrio ai meccanismi cognitivi e neurali del processo decisionale. I risultati attesi contribuiranno al dibattito teorico sul ruolo della coscienza nelle decisioni volontarie e offriranno nuove prospettive per comprendere le alterazioni del senso di agency in condizioni cliniche.

Yuhe Ren

Titolo della ricerca: La concezione della vita e dell’organismo in Leibniz: uno studio sulla filosofia naturale della prima età moderna

I concetti di vita e organismo occupano una posizione centrale nella filosofia di Leibniz e svolgono un ruolo cruciale all’interno del suo più ampio sistema metafisico. Nella filosofia naturale dell’età moderna, la tensione tra le spiegazioni meccanicistiche e le prospettive vitalistiche rappresenta una linea di indagine chiave, mentre la conciliazione e l’occasionale conflitto tra meccanismo e teleologia emergono con rilevanza nei dibattiti metafisici. Questa ricerca si propone di offrire un’analisi completa e approfondita della filosofia naturale di Leibniz, concentrandosi in particolare sulle sue nozioni di vita e organismo e sulle loro implicazioni teoriche.

Collocando il pensiero di Leibniz nel contesto storico della filosofia occidentale dell’età moderna, lo studio mira anche a investigare l’influenza del suo quadro filosofico sulle scienze naturali contemporanee. Particolare attenzione sarà dedicata ai modi in cui Leibniz tenta di armonizzare spiegazioni meccanicistiche con considerazioni vitalistiche o teleologiche, esplorando le possibilità teoriche e i limiti di tali conciliazioni all’interno del suo sistema.

Dal punto di vista metodologico, il progetto combina un’analisi testuale approfondita delle opere principali e della corrispondenza di Leibniz con una mappatura concettuale, tracciando l’interazione tra principi metafisici e ragionamento di filosofia naturale. La ricerca mira non solo a chiarire il trattamento della vita e dell’organismo da parte di Leibniz, ma anche a contribuire alle discussioni più ampie sull’integrazione di approcci meccanicistici e teleologici nella filosofia moderna. In ultima analisi, questo studio fornirà una comprensione sfumata del sistema filosofico di Leibniz e della sua rilevanza per i dibattiti in corso nella filosofia della biologia e della metafisica.

Caterina Urbani

Titolo della ricerca: Pensare con il teatro: genealogie filosofiche e rivoluzioni sceniche tra Otto e Novecento.

Il progetto indaga il rapporto profondo tra filosofia e teatro tra Otto e Novecento, mostrando come le trasformazioni sceniche del primo Novecento non siano soltanto innovazioni estetiche, ma veri e propri dispositivi concettuali capaci di incidere sulla riflessione filosofica. Attraverso una prospettiva genealogica, la ricerca ricostruisce le rivoluzioni teatrali che, dalle avanguardie storiche alle sperimentazioni, hanno ridefinito le categorie di attore, spettatore e scena, mettendole in dialogo con le analisi estetiche e sociologiche. Al centro dell’indagine si colloca il pensiero di Walter Benjamin, considerato nella sua dimensione meno esplorata di critico teatrale. Dalla lettura allegorica del dramma barocco alle riflessioni sul teatro epico e sul ruolo politico dell’arte, fino alla costellazione concettuale del Passagenwerk, il teatro emerge come uno spazio privilegiato di montaggio, sperimentazione e critica, in cui forma scenica e pensiero filosofico si intrecciano in modo produttivo. La scena diventa così un luogo in cui si articolano immagini di pensiero capaci di interrogare la modernità e le sue tensioni. La ricerca ha intenzione poi di mettere in relazione questa linea con una prospettiva antitetica, approfondendo il nesso Adorno/Beckett come controcanto radicale al teatro politico brechtiano. L’obiettivo complessivo è mostrare come il teatro, lungi dall’essere semplice oggetto di analisi estetica, operi come laboratorio concettuale capace di generare forme di pensiero che attraversano e trasformano la filosofia stessa.

Yiting Xia

Titolo della ricerca: Performance intrecciate: Esplorare la Co-creazione del Significato attraverso Corpi, Oggetti e Materiali nel Teatro

Il progetto di ricerca esamina come il teatro e la performance fisica, in particolare nelle forme di teatro corporeo e di teatro basato sugli oggetti, possano creare uno spazio in cui corpi, pupazzi e materiali co-costruiscono significati al di là del linguaggio e della cognizione. Indago l'intreccio tra corpi viventi e oggetti inanimati, sostenendo che la loro interazione favorisce una modalità dinamica e precognitiva di creazione di senso, incentrata sul gesto, la sensazione e la materialità. Questo processo sfida i paradigmi antropocentrici negli studi performativi, posizionando tutti gli elementi come agenti attivi e paritari.

Il quadro teorico combina la fenomenologia — che si concentra sull'esperienza sensoriale ed incarnata — con le prospettive del New Materialism sull'agency materiale. Questa sintesi supporta una visione della performance come una rete egualitaria in cui umani e non-umani modellano collaborativamente la percezione e il significato.

Per ancorare questa teoria alla pratica, la ricerca analizza le pratiche del teatro contemporaneo. Gli studi di caso includono compagnie italiane come Teatro persona e Zaches Teatro, ensemble francesi come Mots de Tête e gruppi britannici come Gecko. Queste compagnie esemplificano come pupazzi, oggetti e installazioni possano perturbare le relazioni gerarchiche e promuovere un'ecologia performativa collaborativa. Attraverso questa analisi, il progetto evidenzia una svolta verso un teatro in cui tutti gli elementi, umani e non-umani, sono contributori interdipendenti dell'evento artistico.

Xiurui Zheng

Titolo della ricerca: La devitalizzazione nella medicina moderna

Il progetto si propone di condurre uno studio genealogico nel quale la medicina moderna — caratterizzata prevalentemente dal modello biomedico e dominata metodologicamente dalla Medicina Basata sull’Evidenza (EBM) — si configura come una devitalizzazione del corpo vivente. Tale processo si manifesta come una riduzione epistemologica, esemplificata dall’imaging medico e dalla statistica (A. Quetelet), che “appiattisce” il corpo clinico in grafici bidimensionali; agisce inoltre come una traduzione decontestualizzata, che converte l’esperienza vissuta della malattia in un insieme di norme standardizzate e dati probabilistici. In questo quadro, il corpo non è più percepito come un organismo dotato di intenzionalità e normatività intrinseca, bensì come un oggetto devitalizzato la cui verità risiede esclusivamente nella sua riproducibilità numerica e visiva (I. Hacking; A. Mol). Sul piano teorico e metodologico, la ricerca si colloca nella tradizione dell’epistemologia storica francese e delle sue critiche alla razionalità medica (G. Bachelard; G. Canguilhem; M. Foucault; F. Dagognet; F. Duchesneau; A. Fagot-Largeault), ricostruendo le condizioni concettuali e tecniche che hanno reso possibile questa forma di oggettività. Sul piano storico, la ricerca segue l’avvicinamento tra filosofia e fisiologia-medicina tra XVII e XVIII secolo, mostrando come la convergenza su concetti quali meccanismo, funzione e norma abbia preparato lo sguardo medico contemporaneo. Infine, il progetto ambisce a offrire agli studi di storia della scienza un percorso esplicativo sulla “devitalizzazione del corpo”, integrando al contempo questa analisi in una critica generale della modernità.